AL BIVIO

COME SE ...

Al bivio

Un uomo, immobile, al bivio fra due strade.

Guarda la campagna tutta intorno, immota, in apparenza silenziosa.

Per chi sa ascoltare, invece, tanti sono i suoni, i rumori.

"Il mondo vive e respira", pensava.

Per chi ha il tempo di ascoltare.

Un uomo, immobile, al bivio fra due strade.

Guarda la campagna tutta intorno, immota, in apparenza silenziosa.

Per chi sa ascoltare, invece, tanti sono i suoni, i rumori.

"Il mondo vive e respira", pensava.

Per chi ha il tempo di ascoltare.

Fece qualche passo, si fermò ad osservare il bambino che giocava nel boschetto di pioppi.

Ora si nascondeva dietro un tronco, appiattendo il corpo magro contro la superficie profumata e rugosa.

All'improvviso balzava fuori lanciando un grido di guerra, brandendo minacciosamente un ramo spezzato contro immaginari nemici.

Dopo il furioso combattimento si lasciava cadere sulla terra calda. Fili d'erba gli solleticavano il viso, mentre una formica voleva a tutti i costi passeggiare sulla sua mano.

L'uomo lo guardò a lungo,

con nostalgia e tenerezza.

 

Poco oltre era già autunno.

Vide il ragazzo tornare da scuola, accaldato, dal paese vicino. Una camminata di mezz'ora, per le sue gambe giovani.

Lo guardò lasciare i libri sul gradino di casa e correre a grattare il muso del cavallo, tentare di attirare a se la testa grande e nobile annusando il collo profumato di fieno. Poi dentro, di corsa, salutando velocemente e precipitandosi al proprio posto a tavola.

Nel pomeriggio avrebbe aiutato un poco nei lavori nell'orto e per accudire gli animali, poi però avrebbe sellato la morella e avrebbe fatto un giro per gli argini.

Gli argini si snodavano tutto intorno, nei pressi del fiume e per dividere un appezzamento dall'altro nella campagna coltivata.

Questi sentieri alti si inoltravano per chilometri attraverso il paesaggio. Davano la sensazione di essere quasi staccati da terra, più vicini al cielo. Fra tutti, predominava il suono attutito degli zoccoli sul terreno che battevano allo stesso ritmo del suo cuore.

Dentro, una sensazione di libertà e solitudine, e la certezza di essere unito alla natura.

Ancora qualche passo, e vide il giovanotto.

Era steso sulla spiaggia immensa, deserta. Il fiume gli scorreva lento alle spalle come un nastro lungo e lucente.

Accanto a lui una ragazza. Entrambi erano nudi ma non avevano freddo, era un mattino di primavera. Il sole già caldo intiepidiva l'aria e la rendeva lucente, il mondo pareva nuovo, come creato quella mattina, solo per loro.

E di nuovo c'era anche che proprio per la prima volta entrambi stavano nudi e facevano l'amore.

E, proprio perché nuovo, tutto aveva una sacralità, una pura totalità, una naturalezza che più avanti avrebbero perso.

Più avanti, il lungo inverno in cui il giovane divenne uomo. Lo guardò sposarsi, trovare lavoro in una fabbrica, lasciando quello in campagna che era stato dei suoi.

Ogni sera, al ritorno a casa, provava nostalgia guardando il fienile, la stalla ormai vuota, gli animali da cortile ridotti al minimo perché gli sarebbe mancato il tempo di accudirli.

E un senso di estraneità, per il sentirsi in fondo un contadino in trasferta, lo accompagnò sempre, anche se sempre fu grato per il pane che quel lavoro vuoto gli diede.

E un senso di estraneità, per il sentirsi in fondo un contadino in trasferta, lo accompagnò sempre.

Lo guardò, nei lunghi inverni, camminare ancora sugli argini. Mai la domenica però, da quando i cittadini presero a riversarsi nelle campagne o in riva al fiume in cerca di un simulacro di scampagnata, lasciandosi dietro rifiuti ed echi di grida.

Lo rivide crescere i suoi figli. Tirare la cinghia. Vivere dignitosamente. Baciare sua moglie. Litigare con sua moglie e tornare a baciarsi. Ingrandire la casa. Coltivare l'orto, sempre più ridotto mano a mano che aumentava l'età.

 

 

Come in un girotondo, dove il passato tiene per mano il presente,

vide il ragazzo imbarazzato che prendeva un brutto voto a scuola,

il bambino che stanava i fagiani e correva con il suo cane,

l'uomo che contava i soldi dello stipendio e programmava le spese,

e la morella,

e la pelle bianca di quella ragazza sulla spiaggia,

sentì il profumo del fieno,

i piedi freddi in inverno,

il tetto da riparare,

il bagno alla roggia gelata in piena estate,

i gridolini delle ragazze per gli scherzi rudi che volevano tentare un approccio,

e le attese la notte della vigilia di natale quando il sonno lo coglieva mentre ancora aspettava i doni....

Ed ora... guardò il suo corpo riverso sulla nuda terra.

Il suo proprio corpo, che piano smetteva di vivere.

Si guardò a lungo, con affetto, finché fece troppo freddo.

Allora, prese l'altra strada del bivio.

 

 

 

Sara Sardiello - maggio 2003

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